Romanzo storico

Rosso di Tiro, Blu d’Oltremare

“Al calare della notte s’alzavano i ponti levatoi, le sentinelle salivano sulle mura di guardia, le porte delle case venivano sprangate con catene e paletti. Nelle strade buie, soltanto la ronda e branchi di randagi. Eppure, ogni sera d’inverno, quel nugolo di donne armate di fusi, fili e vecchie rocche osavano sfidare la legge e la sorte. All’ora convenuta, con sfrontatezza, astuzia e agilità feline si ritrovavano tutte insieme, ora nel retro di una bottega, ora al riparo di una stalla. All’alba tornavano a casa, gabbando gli sgherri e i mariti.”

Tra la bruma dei canali tinti di rosso e di blu, sotto il cielo di Bruges, in un clima tipicamente medievale, si svolge la storia del difficile amore tra Rose Van Triele e Robin Campen, sul quale veglia il piccolo gruppo delle Dame della Canocchia, donne coraggiose e curiose che, tra ricette e incantesimi, presagi e speranze, cercano di sottrarsi all’ignoranza e all’isolamento. Otto donne, ognuna con i propri pregi e i propri difetti, ma accomunate dalla voglia di emergere dal ruolo in cui la società degli uomini le ha relegate, proprio come le fate che “avevano abbracciato la vita rude delle selve anziché sottostare alle regole dispotiche di una società chiusa e ottusa”. Dalle vite di queste donne e dalla storia travagliata dei due innamorati ostacolati dalle famiglie, emerge il quadro della difficile condizione femminile che ha attraversato diversi secoli. Numerosi sono, infatti, i problemi e i pregiudizi che Greta, Rose, Alix, Emmeline, Margot, Sebile, Ysengrine e Anne devono affrontare. Dal dovere di sottostare al potere maschile al disprezzo nei confronti di una madre vedova, dalle velate accuse di stregoneria al beghinaggio. Ed è proprio questa condizione che spinge le otto donne, stanche di quel vivere con fatica e senza gioia, a coltivare il sogno di abbandonare insieme la città fiamminga. Sullo sfondo di queste vicende, si svolge la delicata situazione politica delle Fiandre di fine ‘300, che si trova nel bel mezzo della Guerra dei Cent’anni, nella quale Francia e Inghilterra si scontrarono per il predominio sul fiorente mercato tessile di cui Bruges era il centro commerciale. Alla guida stava il pavido Louis de Male, conte delle Fiandre e del Barbante, vessato dalle rivolte degli operai tessili che, nonostante le rivalità, fecero fronte comune contro la borghesia per rivendicare i propri diritti e ribellarsi ai soprusi dei funzionari pubblici.

Con questa trama e in questo contesto, si sviluppa il nuovo romanzo di Adriana Assini, “Rosso di Tiro, Blu d’Oltremare. Una storia fiamminga”, edito da Scrittura e Scritture, che deve il titolo alla tradizionale rivalità tra i tintori della robbia e quelli del guado.

Questo romanzo, come ogni singolo libro della Assini, spalanca le porte su un mondo lontano nel tempo, fatto di colori, profumi e suoni che riescono a riempire gli occhi e l’anima. Il lettore si ritrova, così, pervaso dagli odori dei mercanti di Bruges, strabiliato dai colori delle tinte delle sue stoffe pregiate, frastornato dalle urla dei tessitori adirati, inneggianti spergiuri nei confronti dell’inetto tiranno; osserva il cielo annebbiato delle Fiandre accanto al cuore innamorato della giovane Rose, salpa su galee battenti bandiera straniera inseguendo il sogno di Robin. Tra le pagine di questo libro, il lettore si sente quanto mai partecipe della storia. Adriana Assini, infatti, come nessun altro riesce a rapire il cuore di chi legge, grazie al suo stile narrativo lirico e romantico, nel quale ogni vocabolo è collocato con sapienza, come piccole tessere di un mosaico che compongono frasi vive che pulsano insieme al battito del cuore del lettore. Con un linguaggio carico di emozioni, capace di evocare le più mistiche e affascinanti visioni, le sue parole riescono, senza sforzo, a ricreare le scene davanti agli occhi di chi legge: questo è il grande pregio dell’autrice. Pur mantenendo il realismo e la verosimiglianza attraverso l’accurata ricostruzione del contesto, riesce a raccontare con parole intrise di magie e incanto, con il tono delle favole più belle; utilizza un lessico degno dell’epoca lontana che ospita la storia e la sua narrazione è delicata come il velo che ricopre il capo della Gioconda di Leonardo. Con frasi mirate e concise, riesce a rendere in modo perfetto la caratterizzazione fisica, psicologica e sociale di ogni personaggio. “Figlia delle maree e delle albe lunari, lei disprezzava la fiducia che gli umili riponevano nella Provvidenza e ambiva a fare il bene non per paura dell’Inferno o per brama del perduto Eden, ma solo per sottrarsi all’inutilità dello stare al mondo. Con i suoi gesti misurati ed eleganti, la carnagione nivea e gli occhi color fiordaliso, avrebbe potuto ambire al sole e alle stelle, e invece si ostinava a lottare a mani nude contro le lance acuminate dell’ingiustizia e dell’ignoranza”, così descrive Alix, una delle otto dame, con una prosa che diventa poesia alle orecchie del lettore. I dialoghi, che sembrano usciti da un’opera di Shakespeare, ammaliano il lettore e ne inebriano lo spirito. Musicali e colmi di meraviglia, gridano di essere recitati ad alta voce, tanto appaiono enfatici. Tra le righe del romanzo traspare la cura per il dettaglio usata per la ricostruzione dell’ambientazione e del contesto storico, che è uno dei punti di forza dei romanzi della Assini. Riesce, infatti, ad incastrare perfettamente le trame frutto della propria fantasia in contesti reali e sublimemente descritti, disseminando il racconto di dettagli e informazioni preziose sull’ambientazione e sul contesto, senza mai appesantire la leggiadria della narrazione.

Rosso di Tiro, Blu d’Oltremare” è un inno alla forza e alla tempra delle donne. Un romanzo ammantato di magia e alchimia, avvolto da superstizioni e sortilegi, la cui poesia è difficile da descrivere tanto ne è alto il livello. Un libro che racconta una trama interessante in un modo così sublime da far sognare: non si può spiegare ciò che si prova nell’intraprendere il viaggio tra le sue pagine, si può soltanto leggere e lasciarsi cullare dalle sue parole.

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