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L’arte dell’inganno

Sei davvero sicuro di conoscere realmente la tua famiglia?
Questo  è un matrimonio come tanti. Una bella casa in una piccola città, due figli adolescenti, lei agente immobiliare, lui istruttore di tennis. I due protagonisti conducono una vita normale, destreggiandosi tra gli impegni quotidiani tipici di una famiglia.
Eppure, loro non sono una coppia come le altre.
Nascondono un segreto terribile: a loro piace uccidere.
E lo fanno.
E lo fanno con freddezza e macchiavellica premeditazione. 
Il marito crede che il loro unico segreto sia quello che condivide con sua moglie, ma si sbaglia.
Samantha Downing, nel suo romanzo d’esordio “Il matrimonio dei segreti”, edito da Newton Compton Editori, mette in scena la lucida follia di una coppia il cui  elisir d’amore è l’omicidio.
“Il matrimonio dei segreti” è un romanzo, raccontato in prima persona dal protagonista, che parte in sordina, inducendo il lettore a considerarlo, inizialmente, un thriller ordinario. Ma verso la metà  esplode, evolvendo in un crescendo di colpi di scena imprevedibili, dal ritmo incalzante e sorprendente che induce alla lettura frenetica e compulsiva. 
Il livello di tensione resta sempre ai massimi livelli, così come la reale incredulità del lettore nei confronti di una trama perfettamente architettata, che riesce a risucchiare il lettore in un vortice di sensazioni dal quale sembra impossibile uscire.
L’abilità narrativa dell’autrice impedisce al lettore di intuire il prosieguo della storia, fino allo scioccante epilogo che lascia il lettore letteralmente a bocca aperta.
Samantha Downing ha creato un thriller pazzesco, da divorare con famelica curiosità, supportato da due protagonisti  plasmati ad arte, che si appresta ad essere il miglior romanzo thriller dell’anno.

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In gabbia

Quanto può resistere la psiche di una persona intrappolata in una gabbia, costretta a subire torture psicologiche, prima di impazzire? Si può diventare dei mostri pur di sopravvivere?
Da qualche parte dell’Italia esiste uno zoo privato. Uno zoo con le proprie regole; 14 animali con caratteristiche peculiari e ruoli differenti, uniti da una sorte comune.
Ma chiusi nelle gabbie non ci sono animali veri: sono persone. Donne e uomini che si sono adattati, per sopravvivere. Tutti tranne Anna, l’ultima arrivata.
Solitudine, privazioni, costrizione….quanto si può resistere? E quanto può essere insopportabile dover subire tutto senza nemmeno aver mai visto il proprio aguzzino?
Ce lo fa intuire Paola Barbato nel suo thriller ZOO, edito da Piemme.
Un racconto malvagio e crudele in cui il lettore può sperimentare la claustrofobia che provano i protagonisti, che tentano di non cedere alla pazzia.
Un thriller in cui l’attenzione del lettore resta ai massimi livelli fino alla fine, grazie ad uno stile narrativo che permette al lettore di entrare nella mante della protagonista.
Zoo è, però, un romanzo a lento rilascio, che ha bisogno di tempo per centrare l’obiettivo di incatenare il lettore.
Ma una volta superato l’ostacolo, si insidia nella mente per non abbandonarla più, come un batterio letale.
Tuttavia, il finale appare prevedibile e debole.
Ciò nonostante, “Zoo” è un romanzo appassionante e sufficentemente perverso da impressionare anche i lettori più esigenti.

Romanzo storico

LA VOCE DEL REICH

La voce narrante di “Max” di Sarah Cohen Scali, romanzo di formazione, è un quella di un feto, di un neonato e di un bambino; tre stadi della vita di un essere umano concepito nel corso del programma di eugenetica di produzione di ariani, nella Germania nazista della Seconda Guerra Mondiale.

Attraverso le parole di Max, l’autrice racconta il folle disegno del Fuhrer di creare un esercito di razza superiore, prima mediante la scelta metodica e rigorosa delle “produttrici”, ossia delle donne che avrebbero dovuto regalare i propri figli a Hitler, figli concepiti grazie all’accoppiamento con agenti delle SS, e, una volta cresciuti, con un addestramento psicologico che inculcava nei bambini tutta la convinzione delle teorie nazionalsocialiste.

Emerge, così, un bambino crudele, apatico, anaffettivo, cresciuto come una macchina nei freddi laboratori tedeschi, votato completamente alla missione del Reich. Non ha altra madre che la Patria, né altro padre che il Fuhrer. Eppure, un incontro smuove dentro di lui degli istinti primordiali che lo inducono a mettere in discussione tutti gli ideali e le ideologie ai quali ha destinato la propria giovane vita.  Una vita che ripercorre le tappe che portano dall’ascesa alla caduta del Reich e che fanno evolvere il piccolo Max, fino all’epilogo.

“Max” è un romanzo inquietante che rende molto nitidamente la follia e l’orrore delle iniziative del nazismo. Il racconto del protagonista, infatti, testimonia la tremenda ideologia nazista della superiorità della razza ariana, rendendo al lettore la percezione di come tali credenze fossero radicate nel profondo del popolo tedesco, tanto da apparire perfettamente normali.

Sarah Cohen Scali ha dato, così, al lettore uno strumento diverso per capire i fatti della Seconda Guerra Mondiale: la possibilità di calarsi nella mente di chi è nato e cresciuto nel Terzo Reich; un punto di vista insolito che conduce il lettore a porsi molte domande.