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I Lupi di Venezia

“Il ritrovamento del corpo di San Marco”, Tintoretto, Pinacoteca di Brera

La Venezia del XVII secolo brulica di gente di ogni tipo, di ogni nazionalità, di ogni colore.
Le calli affollate, le perversioni striscianti, i segreti sussurrati alle orecchie dei veneziani.
E proprio di segreti si nutre Pietro Aretino, un sedicente letterato che si è arricchito usando a suo favore gli scheletri negli armadi dei cittadini della Repubblica e che si avvale dell’aiuto di un demone come Adamo Battista.
Il pittore Tintoretto, accoglie nella sua bottega il giovane esponente di una della famiglie più importanti di Venezia: l’ingenuo e influenzabile Marco Gianetti.
Rosella e Ira Tabat sono due fratelli ebrei, lei domestica e lui medico, che vivono nel ghetto con la madre malata.
Barent Der Witt è uno speziale olandese, arrivato in laguna dall’ Aja, che vive in guardia costante dall’Inquisizione e che porta sulle spalle un grosso fardello.
Caterina Zucca è una cortigiana, una della più apprezzate.
Tra intrighi e segreti, nella città lagunare scompare nel nulla Gabriella Russo, la donna di servizio di un rinomato negozio..”Sono in quattro…non meno. Non permettere che ti dicano il contrario. Attento a quei quattro“, sono le sue ultime parole.
Ma chi sono i lupi di Venezia?
Famosi pittori, subdoli ricattatori, ricche famiglie, due fratelli ebrei, un speziale olandese, mercanti francesi, spie e  cortigiane sono i protagonisti del nuovo romanzo di Alex ConnorI lupi di Venezia“, edito da Newton Compton Editori.
Un thriller storico ricco di colpi di scena, che cattura e mantiene ai massimi livelli l’attenzione del lettore.
Mai scontato, condisce una trama intricata con una lista di personaggi forti che si alternano nelle scene di questo spettacolo. 
Uno spettacolo pervaso di mistero, in cui il lettore, fino alla fine, non riesce a sbrogliare la matassa di vicende che si rincorrono nella città meneghina.
Complici anche gli avvincenti dialoghi che l’autrice è riuscita a comporre, i quali danno al romanzo il piacevole sapore della pièce teatrale, così come l’accurata e nitida descrizione delle scene.
I dialoghi riescono, inoltre, ad avvolgere la mente d lettore, impregnandola delle sensazioni provate dai personaggi.
Alex Connor si è superata in questo romanzo che accompagna il lettore in una Venezia  cinquecentesca e misteriosa, che mette a nudo tutte le debolezze dell’animo umano.

Romanzo storico

Il Bardo e la Regina

La fumosa Londra di fine ‘500 è popolata da molti forestieri, venuti dalle campagne in cerca di fortuna. Tra loro si aggira anche un giovane attore ed aspirante scrittore in cerca di successo: William Shakespeare.

Il poeta del popolo è partito da Stratford, dove ha lasciato la moglie Anne e i tre figli, alla volta della grande e promettente città inglese. In una situazione politica precaria, nella quale il popolo è diviso tra chi acclama la regina Elisabetta e la religione anglicana e chi auspica la restaurazione della religione cattolica, Shakespeare inizia a forgiare le sue opere. Ma il povero nulla conosce del raffinato ed intricato mondo nobile ed aristocratico con il quale si scontra, mostrando tutta la propria ingenuità. Avvinghiato nelle spire di una monarchia che vuole utilizzare il teatro come strumento di propaganda di una regina ormai anziana e senza eredi, in un periodo storico molto delicato per la corona inglese, in un ambiente al quale il popolano Shakespeare mai si abituerà, concentrato com’è soltanto sul teatro.

La vita di William Shakespeare va in scena nel nuovo romanzo di Paola Zanonner, “Il Bardo e la Regina“, edito da Dea Planeta Libri.
Con un  linguaggio raffinato e delicato, ma scorrevole e fluido, l’autrice porta il lettore a riscoprire lo Shakespeare degli albori, scanzonato, ingenuo, divertente e quello più serio e disincantato della maturità, nella quale, tuttavia, mantiene l’inclinazione all’amore. Il lettore ha la sensazione di conoscerlo realmente, grazie all’abilità narrativa di Paola Zanonner, la quale ci apre la mente e il cuore sognatore dello scrittore, in modo vivido e splendente. Ci restituisce, così, il ritratto di uno Shakespeare appassionato e romantico, alle prese con gli innumerevoli amori, nonostante la sua condizione di uomo sposato, ma con una sconfinata passione per il suo teatro.
Uno stupefacente viaggio nella vita del celebre drammaturgo, che spinge il lettore a guardare oltre le sue opere per riscoprire l’autenticità dell’uomo al di là della poesia. Un viaggio nel quale il lettore vedrà nascerà davanti ai propri occhi le famigerate pièce teatrali shakespeariane come “Sogno di una notte di mezza estate” e “Romeo e Giulietta”, restando esterrefatto davanti all’incredibile opportunità di assistere a questo spettacolo.

“Il Bardo e la Regina” è un romanzo incredibile, estremamente evocativo e follemente poetico, nel quale il lettore riesce a perdersi completamente, per riscoprirsi attento spettatore nel Theater del Maestro.

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Al confine tra ragione e follia

Qual è la più grande paura degli uomini?
Perdere il controllo su se stessi, ritrovarsi tra la lucidità e la pazzia.
E l’Uomo Nero lo sa.
Ma tutti sanno che l’uomo nero non esiste. O forse no?
Ellen Roth, psichiatra della clinica tedesca Wildklinik lo sa. Eppure una nuova paziente della clinica la avverte di fare attenzione all’Uomo Nero.
Inizia così il lungo viaggio di Ellen sul confine invisibile tra ragione e follia, in cui sarà travolta da un turbine di sensazioni.
Angoscia. Terrore. Insicurezza. Disperazione.
La psichiatra” di Wulf Dorn, è un thriller psicologico magistrale. Un romanzo che tiene col fiato sospeso, che trascina il lettore nei meandri della psiche. Una storia in cui nulla è come appare.
Una romanzo incontenibile, dal ritmo convulso e inarrestabile, che riesce a trattenere l’attenzione del lettore fino all’ultima parola.
Un libro incredibile che assomiglia ad un incubo senza fine, nel quale nulla è comprensibile finché non si arriva al sorprendente epilogo.
E alla fine, una sola domanda tormenta il lettore: quanto può essere profondo ed oscuro l’abisso della mente umana?

Romanzo storico

Le sette dinastie

1418.

Milano, Roma, Venezia, Napoli, Ferrara, Firenze sono in lotta per la supremazia. La danza delle battaglie ha inizio.

Visconti-Sforza, Colonna, Borgia, Condulmer, Aragonesi, Estensi e Medici si scontrano e si accordano nell’Italia rinascimentale, tra combattimenti sanguinosi e patti strategici. 
Nel suo nuovo romanzo “Le sette dinastie“, edito da Newton Compton Editori, primo capitolo di una saga che si preannuncia colossale, Matteo Strukul sfoggia tutta la sua straordinaria abilità di romanziere, per regalare al lettore il quadro politico dell’Italia rinascimentale.
Strukul non si limita a raccontare, ma, con una maestria sorprendente, prende per mano il lettore e, attraverso la porta delle sue parole, lo accompagna nel glorioso passato del nostro Paese, che in questo romanzo torna a splendere, fulgente come non mai.
Un libro che entra nel vivo delle lotte e degli intrighi di potere del ‘400, tra nobili famiglie e valorosi soldati di ventura, ripercorrendo i patti, i maneggi e le strategie degli importanti personaggi che hanno popolato questa incredibile epoca storica.
Con stupefacente abilità, Strukul riesce a rendere perfettamente pregi e difetti dei protagonisti, anche attraverso dialoghi straordinariamente vividi e brillanti.
“Le sette dinastie” si dimostra, così, un’opera epica, capace di far conoscere la storia attraverso l’appassionante ritmo del romanzo, coinvolgendo il lettore a 360 gradi.
E rammenta ad ognuno di noi quanto la nostra Italia sia stata il faro della cultura nella storia del mondo, in un passato che ci ha lasciato un patrimonio storico e artistico senza eguali.

INTERVISTA, Romanzo storico

Due chiacchiere con gli autori: MATTEO STRUKUL

DUE CHIACCHIERE CON GLI AUTORI: MATTEO STRUKUL

Il 7 ottobre è arrivato in libreria un nuovo, straordinario e attesissimo romanzo storico, “Le sette dinastie”, edito da Newton Compton Editori e magistralmente scritto da uno degli autori più apprezzati del nostro Paese: MATTEO STRUKUL.

Scrittore, fondatore e curatore del movimento letterario Sugarpulp, direttore artistico di Chronicae, il primo festival italiano dedicato al romanzo storico, Matteo Strukul è l’autore, tra gli altri, della celeberrima tetralogia de “I Medici”, tradotta in dodici lingue e in più di venticinque paesi, il cui primo capitolo, “I Medici – Una dinastia al potere”, gli è valso il Premio Bancarella nel 2017, oltre all’enorme successo di pubblico e critica. Nel 2018 ha pubblicato “Giacomo Casanova – La ballata dei cuori infranti” e “Inquisizione Michelangelo”. Un autore che riesce a dare vita alla Storia per trasportare il lettore in un’altra dimensione; ha l’eccezionale capacità di affrescare le scene come il più valente dei pittori, rendendo immagini nitide di un passato lontano..

  • “Le sette dinastie” è la prima parte di un’opera colossale, che ripercorre le lotte per il potere nell’Italia rinascimentale, in una nuova emozionante saga. Come nasce l’idea di raccontare la realtà politica di quel periodo?

Dopo la tetralogia dedicata a “I Medici” e “Inquisizione Michelangelo” volevo affrontare il Rinascimento in modo plurale, raccontando le storie di tutte le altre grandi dinastie: penso ai Visconti, agli Sforza, ai Condulmer, ai Colonna, ai Borgia. “Le sette dinastie” risponde a questa volontà e sfida. È un’opera complessa, epica per molti aspetti, un’opera che Barbara Baraldi, bontà sua, ha paragonato al “Trono di Spade”. E ha ragione lei perché mi rendo conto, ora, che le lotte fra dinastie, gli intrighi, i tradimenti, le passioni sono elementi che caratterizzano l’opera di Martin. Del resto il grande autore americano non ha mai fatto mistero di ispirarsi alle pagine storiche de La Guerra delle Due Rose. La Storia, anzitutto. Quella con la esse maiuscola. Ebbene, volevo affrontare il Rinascimento nel modo più completo possibile, narrando la spinta innovativa nel mondo dell’arte, non a caso uno dei protagonisti del mio romanzo è Paolo Uccello, lo strepitoso pittore de “La battaglia di San Romano”, ma avendo cura di raccontare anche tutto il quotidiano, nero e terribile, dei capitani di ventura, delle concubine, delle cospirazioni, delle esecuzioni pubbliche.

  • Quale tipo di preparazione richiede un romanzo di questo tipo?

Una preparazione che dura una vita. Non ci si improvvisa autori di romanzi storici. La Storia va studiata, compresa, approfondita. Ma non basta. Altrimenti si scriverebbe un saggio. Invece, come un restauratore, il romanziere deve riportare alla luce i fregi, i decori, gli affreschi su cui si è depositata la polvere e la sabbia del tempo. E come lo sciamano, deve poi evocare i fantasmi, gli spiriti di quei personaggi realmente esistiti e dei tempi che furono. Dopo esservi riuscito, scaraventerà lettrici e lettori in questo mondo che è stato in grado di rievocare, per farli stare al fianco di Filippo Maria Visconti, di Caterina Sforza, di Alfonso d’Aragona. 

  • Leggendo le vicende narrate ne “Le sette dinastie” viene istintivo fare un paragone con la situazione dell’Italia oggi.  Cosa possiamo imparare da questo confronto?

Che l’Italia è un Paese dalle molte culture. Venezia fu regina del Mediterraneo, aveva un intero quartiere a Costantinopoli e una formidabile tradizione marinara. Seppe esprimere per mille anni un’oligarchia illuminata che chiamò Repubblica. Napoli fu dominata dagli Aragonesi e da quelle culture venne fortemente influenzata, sono i castelli stessi a parlarcene. Firenze fu il centro di una rinascita che si manifestò attraverso l’arte rinascimentale e Milano dovette guardarsi sempre, suo malgrado, dalla Francia ma trovò in uomini pragmatici e ardimentosi come Filippo Maria Visconti e Francesco Sforza la propria guida. E poi c’è Roma. Oggi non è quasi cambiato nulla. La grande cultura partenopea, e quella veneta, altrettanto straordinaria, convivono sotto il medesimo cielo e sono il motivo principale per cui l’Italia è il Paese più amato nel mondo perché la meraviglia sta nella varietà e nelle differenze. Dobbiamo solo capire che queste diversità vanno coordinate, comprese e composte in una grande sintesi culturale, capace di salvaguardare le specificità così da farle scintillare ancor di più agli occhi dei cittadini del mondo.

  • Molte delle tue opere, come la tetralogia de “I Medici”, “Inquisizione Michelangelo” e ora “Le sette dinastie”, raccontano del Rinascimento. Da cosa deriva l’interesse per questo periodo storico?

È il periodo di massimo splendore dell’Italia. L’età dell’oro. Quando la nostra penisola propose una rivoluzione culturale che la fece diventare centro del mondo. Sono stanco di leggere storie di mafia e camorra. Le rispetto, sono importanti, ma dovremmo anche comprendere l’essenziale valore della nostra grande eredità culturale che siamo chiamati a conoscere e valorizzare. Io sono felice di essere italiano e quando vengo invitato in molti Paesi nel mondo a parlare dell’Italia e del Rinascimento, tutti manifestano stupore, meraviglia e venerazione per la nostra nazione. Credo sia importante essere ambasciatori anche di quest’Italia. Questo è dunque il mio impegno, la mia missione come autore di romanzi storici.

  • Sappiamo che sei laureato in giurisprudenza e sei un ricercatore di diritto europeo. Con una preparazione di questo genere, come è nata la decisione di raccontare, invece, di Storia?

Amo la Storia da quando ero un bimbo. Da quando lessi a sei anni l’Iliade. Il mio primo testo. E poi Shakespeare e Giulio Cesare, Senofonte e Schiller, Manzoni e Marlowe. Amo la Storia e la grande Letteratura. Il passato esercita su di me un fascino straordinario. Testi come quelli di Hobsbawm e Burckardt rappresentano una gioia assoluta per me. Credo che sia solo attraverso la lente della Storia che possiamo davvero comprendere il presente.

  • A tuo avviso, qual è la considerazione dei lettori italiani nei confronti del romanzo storico?

Credo sia ottima. “M, il figlio del secolo” di Antonio Scurati ha vinto il Premio Strega 2019. “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino ha vinto il Premio Campiello 2018. Il mio “I Medici, una dinastia al potere” ha vinto il Premio Bancarella 2017. Sono tre romanzi storici. Stefania Auci con “I leoni di Sicilia”, dedicato alla dinastia dei Florio, sta dominando le classifiche di vendita da mesi. Mi pare che il romanzo storico goda di ottima salute presso le lettrici e i lettori italiani. Io non posso che ringraziarli per la fiducia che accordano alle mie opere.

Un ringraziamento speciale a Matteo Strukul che riesce sempre a farmi volare sulle ali del tempo.

A cura di Deborah Fantinato

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Incontro con la Senatrice Liliana Segre

Il periodo della seconda guerra mondiale, la deportazione e lo sterminio degli ebrei sono spesso oggetto di miei studi e letture.
Ieri, però, ho avuto l’opportunità di ascoltare dal vivo il racconto di chi tutto ciò lo ha vissuto sulla propria pelle, la Senatrice Liliana Segre, in occasione del festival letterario SI Scrittrici Insieme, che si è tenuto a Somma Lombardo, in provincia di Varese.
Tutti abbiamo studiato ciò che accadde nei campi di concentramento, ma molti ancora non lo hanno capito. La Senatrice ha, infatti, raccontato come, ancora oggi, c’è chi perde tempo insultandola e ha detto “Sono pessimista; non studiando la storia, la memoria svanirà e 6 milioni di morti saranno sulla coscienza del mondo diventato indifferente”.
Nulla di più vero, perché l’ignoranza è il seme dell’odio, di quell’odio che, in tutte le sue forme, Liliana Segre cerca di combattere, raccontando la sua storia ai ragazzi nelle scuole, anche attraverso il suo libro “Il mare nero dell’indifferenza”, e attivandosi in Senato.
Una storia che, nonostante l’impegno e l’empatia, noi non potremo però mai comprendere appieno, perché solo chi l’ha vissuta sa cosa significano il dolore, la disperazione e la devastazione di un’esperienza simile, il vuoto incolmabile che lascia, insieme al senso di colpa per essere sopravvissuto a parenti, amici, conoscenti…
La sala gremita di persone di ogni età, l’attenzione e la commozione dei presenti, però, mi hanno fatto pensare che, forse, l’Italia è ancora piena di gente che ha voglia di comprendere e imparare dalla storia.

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Due chiacchiere con gli autori: MARCO BOARINI

Oggi vi presento un giovane scrittore fantasy varesino, Marco Boarini, il cui romanzo d’esordio si intitola “Araden- La furia del Berserker”, edito da Acar Edizioni. Si tratta di un romanzo fantastico, ispirato al mondo vichingo, ambientato nella terra di Araden.

Il tuo romanzo d’esordio, “Araden- la furia del Berserker”, è un libro fantasy, che racconta di un ragazzo che intraprende un viaggio nel tentativo di essere ammesso nell’ordine dei Berserker.
Cosa rappresenta questo viaggio per il protagonista? Ma, soprattutto, cosa rappresenta per te?
Il tema del viaggio è un tema a me molto caro. Ogni libro, a mio avviso, è il modo più bello ed economico di viaggiare.
In questo senso, il mio primo viaggio è stato con Ulisse, che fra mille peripezie è infine sbarcato ad Itaca.
Nel caso di Araden, per Nathan il viaggio significa la riscoperta non solo di sé stesso, ma di tutto il mondo che lo circonda. Uscire dal quotidiano, infrangere quelle barriere fatte da situazioni di vita consolidate che ci tengono ancorati ad una vita confortevole ma in fin dei conti monotona. Insomma, è avere il coraggio di uscire dalla propria comfort zone.
In secondo luogo, ma non meno importante, il viaggio è la possibilità di crescere. E no, non intendi fisicamente, ma crescere da un punto di vista strettamente personale. Conoscere nuove persone, posti, situazioni, tutto ciò aiuta ad apprendere i veri segreti per imparare a vivere.
Per Nathan, il viaggio è questo e la possibilità di trovare suo padre. Darsi una chance che mai ha avuto.
Per me è lo stesso. Viaggiare è forse il segreto della felicità e della ricerca di se stessi.

– Quali sono state le difficoltà, se ci sono state, nell’ideare un romanzo di questo genere?
La difficoltà iniziali sono state molteplici. Da dove inizio? Sarò in grado? E poi cosa succede?
Beh, la vera risposta a tutto ciò inizia con un semplice “CAPITOLO 1”.
Il resto vien da sé

– Quali sono, a tuo avviso, i punti di forza di Araden?
Araden è a mio avviso un romanzo che chiunque possa leggere. È quel tipo di libri che, a prescindere dalla tua età, ti darà sempre qualcosa. È un viaggio che chiunque può fare. Non si perde mai in descrizioni troppo dettagliate, Araden vuole chea mente del lettore abbia lo spazio necessario ad immaginare da sé quello che Araden non dice.
Proprio grazie a descrizioni sottili e lineari, Araden può forse vantare una scorrevolezza nella scrittura che molti alti libri potrebbero non avere. Inoltre è un romanzo giovane di uno scrittore giovane, che ha fatto di scrittori come Tolkien e Lewis I suoi maestri, portando ciò che ha imparato in una chiave più moderna

– Cosa potresti dire a qualcuno che si approccia al genere fantasy proprio attraverso il tuo libro?
A diversi firmacopie ho avuto l’onore di avere lettori vergini di fantasy, che hanno deciso di fare di Araden la loro prima volta. E credimi che ricevere il loro feedback positivo è per me motivo di grande vanto e gioia. Per questo mi sento di dire a tutti coloro non affini al fantasy di non avere paura, Araden è un mondo pronto ad accoglierli.

– C’è un altro genere letterario in cui ti piacerebbe cimentarti? Puoi raccontarci qualcosa sui tuoi prossimi progetti letterari?

Circa ad inizio 2019 ho sentito il desiderio di cimentarmi in un nuovo genere, il thriller, per dimostrare a me stesso di poter estendere la sfida letteraria altrove. Così ho iniziato a pensare ad una trama, ai personaggi, alle situazioni raccapriccianti e intricate che avrebbero potuto aver luogo.
Così a maggio ho visitato il luogo del delitto, una tomba del 1800 che abbiamo ad Ispra.
Perché sì, il prossimo progetto, oltre a finire la trilogia di Araden, è scrivere un thriller ambientato ad Ispra ai giorni nostri. Sarà una bella sfida, ma non vedo l’ora di mettermi sotto con la scrittura.
A breve finirò il secondo libro di Araden, e poi posso dedicarmi completamente alle cupe atmosfere di un assassinio in provincia.

Se siete curiosi di conoscere il magico mondo di Araden, questo è il link giusto:

Araden. La furia dei Berserkr https://www.amazon.it/dp/8864902120/ref=cm_sw_r_cp_apa_i_OKVKDbGFYN8T3